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La sofferenza di non essere un genio

Data pubblicazione : 09/01/2014     
Autore : Silvia De Bernardi


Una brillante meditazione sul successo e sul fallimento.
Uno sguardo dentro le pieghe dell’animo umano, davanti alla competizione e al confronto. 
Una visione sulla difficoltà sia dell’essere un genio che del non esserlo.
Nel “Soccombente” Thomas Bernhard, Maestro della letteratura del 900, racconta due giovani musicisti, Wertheimer e l’Io narrante, trasferiti a Salisburgo per studiare pianoforte al Mozarteum.   
E’ qui che conoscono Glenn Gould, giovane dalle doti così straordinarie da essere già destinate a diventare leggenda.                                                                                                                                                      Entrambi i protagonisti sono grandi talenti, ma Gould è veramente un genio.
Davanti ai vertici raggiunti dal nuovo amico, qualunque carriera, anche virtuosa, pare ormai ai due ragazzi, ridicola ed inutile.
Il narratore imparerà a sopportare  la delusione allontanandosi dal pianoforte, per Wertheimer invece, il riconoscimento delle capacità incredibili di Gould, sarà il primo e decisivo passo verso una catastrofe psicologica che si concluderà col suicidio.
Affascinante anatomia della psiche di un genio,tracciata  attraverso le ferite insanabili lasciate  nello spirito di un amico, costretto a misurarsi con tale irraggiungibile superiorità.
E alla fine, come il titolo ci suggerisce,ferito dall’inadeguatezza e amareggiato dalla gelosia, a Wertheimer non resta che soccombere.
Un’opera di Thomas Bernhard, con Roberto Herlitzka e Marina Sorrenti, per la regia di Nadia Baldi.
Dall’8 al 19 gennaio, sul palco del Teatro Parenti.





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