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La scuola di New York in mostra a Milano. Pollock e gli irascibili.

Data pubblicazione : 27/09/2013     
Autore : Bruna Meloni


L’opera “Number 27” di Jackson Pollock, forse il suo quadro piu’ famoso, apre una nuova grande Mostra al Palazzo Reale di Milano, curata da Carter Foster e Luca Beatrice. Grazie a questa nuova iniziativa ora, e fino al 16 febbraio, Milano puoʼ riscoprire dal vero i grandi artisti della Scuola di New York attraverso oltre 49 capolavori provenienti dal Whitney Museum di New York.

In questa mostra, oltre al gia’ citato Number 27, prestito eccezionale data la delicatezza e la fragilitaʼ di questʼolio a causa delle sue dimensioni straordinarie - circa 3 metri di lunghezza, e’ possibile ammirare altre opere che coprono un arco storico che va dagli anni ʻ30 agli anni ʼ60. Fra queste alcuni tra i capolavori piuʼ significativi del movimento come “Mahoning” di Franz Kline o “Door to the River” di De Kooning o ancora “Untitled” di Rotko accanto ad opere di artisti forse meno noti ma assolutamente rappresentative della loro epoca.

Quando dopo gli orrori della seconda Guerra Mondiale era divenuto impossibile dipingere al cavalletto fiori, nudi sdraiati e suonatori di violoncello, non restava niente di meglio di una buona pittura sul niente per far fronte alla crisi morale di un mondo in preda al caos”. Cosiʼ Barnett Newman e Mark Rothko spiegano lʼorigine di quella che la critica definiraʼ la scuola di New York e la svolta che contrassegnoʼ la storia dellʼarte.

Per la prima volta nella storia non sono Parigi o Milano o Vienna a dettare la linea tendenze nel campo delle arti visive ma il baricentro si sposta fuori dallʼEuropa: New York, diventata indiscutibilmente la cittaʼ faro, imprime uno straordinario movimento in avanti nei linguaggi artistici, dopo il disgregamento di ruoli, canoni e regole che il Novecento ha portato con se in tutta Europa. Questo anche grazie al fatto che molti artisti erano emigrati oltreoceano per sfuggire alle dittature che avevano limitato la libertaʼ nel vecchio continente (tre dei massimi esponenti della scuola di New York non sono americani: Mark Rotko, russo, Willem De Kooning, olandese, Arshile Gorki, armeno).

Giaʼ nel 1948 e nel 1950 le due edizioni della Biennale di Venezia videro il trionfo dei padiglioni americani nei quali furono presentati al mondo artisti come Rotko, Gorki, DeKooning ed il grande Jackson Pollock. Lo shock ed il consenso furono immediati; per la prima volta nella loro storia gli Stati Uniti facevano scuola.

Ma il vero motore della scuola di New York furono le gallerie: in particolare quelle di Peggy Guggenheim, di Betty Parsons e di Leo Castelli. Furono loro, al centro della scena culturale americana e con il gusto della sfida, a sostenere questi artisti che certamente, senza di loro, avrebbero avuto molte difficoltaʼ ad imporsi sul mercato.





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