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Ibsen al Piccolo:un dramma dell'animo femminile

Data pubblicazione : 04/10/2013     
Autore : Silvia De Bernardi



Manuela Mandracchia
rinasce Hedda¸ sul palco del Piccolo Teatro di Milano,e porta in scena un capolavoro Ibseniano, con la regia di Antonio Calenda,capace di mettere a nudo aspetti segreti e contrastanti dell´animo femminile.
Teatro psicologico quello di Ibsen,in grado di anticipare le rivelazioni di Freud sull´esistenza dell´inconscio e di porre a fulcro del tutto,esattamente come il padre della psicoanalisi, la comprensione di se stessi.
I personaggi qui,non sono più, come nel teatro classico, solo ciò che vediamo sulla scena, ma sono la somma e il risultato di tutto il loro passato, di tutte le esperienze vissute. Il tema non è più l´azione che si svolge sotto ai nostri occhi, ma è un ricordo interiore che continua ad agire nel personaggio, isolandolo dal presente.
Dopo la morte del padre, il generale Gabler, con cui aveva condotto vita agiata, la giovane Hedda sposa, per interesse, un mediocre intellettuale piccolo borghese, Jørgn Tesman,  aspirante ad una cattedra universitaria.
Rientrata dalla luna di miele, Hedda appare del tutto insoddisfatta della sua nuova vita, annoiata, confusa dalla sua stessa femminilità enigmatica, e ancor più dal fatto di essersi scoperta incinta.
La confusione aumenta quando riappare Løvborg, suo vecchio amore,scrittore  geniale dalla vita sregolata.
Hedda si isola in un vortice di egoismo, in un cieco slancio di volontà di potenza e di controllo del destino altrui, che la distruggerà. 

Manuela Mandracchia, in “Hedda Gabler” si muove in un´oscurità densa di pieghe da rivelare, ombre solo accennate da illuminare e fantasmi da smascherare: un rapporto quasi metafisico e insostituibile col padre, una deleteria intransigenza,il timore del giudizio sociale, l´affermazione della propria   sessualità.
Complice una scenografia essenziale ma loquace, capace di rendere materico, con luci negate e tendaggi opulenti, il senso di oppressione di Hedda,creatura infelice,splendida teatralmente, dilaniata tra i bisogni sinceri del cuore e la necessità di conformarsi ai costumi sociali. Un’estenuante lotta tra principio del piacere e principio di realtà.
Missione nobile della forma artistica, è la possibilità di immedesimazione e di riconoscimento per chi la possa ammirare. E i drammi di Ibsen sono Maestri in questo, sempre attuali proprio per la vibratile complessità dei personaggi, ricchi di evoluzione e carichi di profondità. Capaci di toccare lo spettatore fin nel profondo.
Dal 3 al 13 ottobre, al Piccolo Teatro Grassi,con Manuela Mandracchia e Luciano Roman.





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