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ROAD TO OSCAR 2017: ARRIVAL, IL SCI-FI CHE STRIZZA L'OCCHIO ALLA LINGUISTICA

Data pubblicazione : 24/02/2017     
Autore : Antonio Sarti




Denis Villeneuve
torna al cinema e fa le prove generali per l’attesissimo sequel di Blade Runner, nelle sale italiane a Ottobre: per l’occasione il regista canadese presenta Arrival, un film di alto livello che nelle candidature all’Oscar 2017 ha ricevuto in dote ben otto nomination, tra cui miglior regista, sceneggiatura e fotografia, oltre alla menzione per Amy Adams come miglior attrice in film drama.

Arrival è tratto da “La storia della tua vita”, uno dei racconti contenuti nell’antologia Stories of Your Life and Others di Ted Chiang (2002).

Louise Banks (Amy Adams) è una linguista tra le più apprezzate e conosciute degli Stati Uniti: è prima di tutti a lei che il governo americano si rivolge «il giorno in cui loro arrivarono». Loro sono gli alieni, e no, non è il solito scenario apocalittico di esplosioni e macchine da guerra, anzi arrivano stranamente silenziosi sotto forma di dodici strani oggetti a forma affusolata e altezza di quasi mezzo chilometro che atterrano in altrettanti punti del pianeta: il poco che basta per scatenare il panico tra la popolazione e mettere in agitazione i potenti del mondo, spaventati non dalla potenza di fuoco dei visitatori spaziali, quanto dall’impossibilità di stabilire un contatto linguistico con loro. Sarà questa la domanda globale, qual è il vostro scopo sulla terra? Una domanda a cui Louise è chiamata a rispondere direttamente dall’interno del guscio alieno, dove ogni diciotto ore il portellone si apre e permette agli umani di tentare un contatto. Sarà proprio questa la chiave principale del film, che chiama in gioco la glottologia e la linguistica nel tentativo di permettere a due entità fisicamente dissimili come umani e alieni un’improbabile apprendimento del reciproco linguaggio per arrivare a comprendere quale messaggio gli alieni portino con sé.

Su questa prima trama già molto carica di contenuti si innesta un secondo filone narrativo rappresentato dalla storia personale della protagonista, donna single e dedita totalmente al suo lavoro: sarà proprio questa avventura a cambiare l’indirizzo della sua vita in una prospettiva del tutto inattesa e spiazzante; può sembrare una scelta di sceneggiatura scontata ma quello che in realtà appare come un piano secondario avrà nel corso delle due di proiezione sviluppi tali da far evolvere e quasi invertire anche la prospettiva narrativa.

Da un certo punto di vista quello che sembra essere un punto di forza del film, ovvero la sceneggiatura (e in effetti lo è, nonostante i limiti), in alcuni tratti si ritorce contro il film stesso, rendendo evidenti alcune lacune che tolgono una certa plausibilità alla pellicola: senza voler svelare troppo a chi non ha visto e lasciare la curiosità di scoprire cosa non va, nel complesso si tratta di un prodotto ben confezionato, con un soggetto comunque originale e che si distanzia dai modelli tipici del genere sci-fi, ma che difficilmente può vantare pretese di aderenza a un ipotetico scenario reale. La regia è sicuramente ben curata e un’ottima performance la porta a casa anche la fotografia, imprescindibile per un film di questo tipo: la sensazione in definitiva è che si sia lavorato molto bene ma si potesse farlo ancora meglio, portando a compimento alcuni fili della narrazione che invece restano un po’ fini a se stessi.

Basterà tutto ciò per portare a casa qualche Oscar sulle ben otto nomination ricevute? Lo scopriremo presto.







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