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LA LA LAND, IL MUSICAL FUNZIONA ANCORA E PROVA A FAR SALTARE IL BANCO

Data pubblicazione : 03/02/2017     
Autore : Antonio Sarti


Può davvero un musical ambire all’Oscar e soprattutto conquistare ben 14 nomination alla statuetta dorata? Ora che finalmente la pellicola diretta da Damien Chazelle è approdata sugli schermi italiani, possiamo esprimere un primo giudizio di merito: la risposta in estrema sintesi è che si, l’Oscar è a portata di mano e difficilmente sfuggirà, anche per una concorrenza poco agguerrita. In attesa di vedere nelle prossime settimane come risponderanno due film di punta quali La battaglia di Hacksaw Ridge e Manchester by the sea, il musical di Chazelle dimostra che si può fare del buon cinema anche senza sfoderare luminescenti effetti speciali o costruire soggetti dai mille strati subliminali. Perché questa è la verità, La La Land funziona benissimo e nelle sue due ore abbondanti scorre via sotto gli occhi senza il minimo sforzo per lo spettatore: la trama si sviluppa in maniera estremamente lineare, con un esito ampiamente prevedibile e un romanticismo di fondo che male non fa e ben si adatta al genere.

Mia è una giovane barista che lavora a Hollywood servendo caffè e sognando di diventare una diva del cinema; Sebastian è un pianista appassionato di Jazz senza un lavoro fisso e con tanti progetti chiusi nel cassetto, non ultimo quello di aprire un locale tutto suo in cui dare nuova vita al Jazz. I desideri e i sogni di due personalità che appaiono da subito molto affini non possono così che incrociarsi: i due si innamorano e anche i loro sogni sembrano sbocciare. e così sarà in effetti, anche se il destino ha in serbo alcune sorprese lungo il loro cammino.

È facile costruire un film così? Dove sta il trucco? Intanto va detto che la gallina dalle uova d’oro è probabilmente Emma Stone, non a caso vincitrice della Coppa Volpi a Venezia, che con una performance in cui appare proprio calata alla perfezione trascina anche un insolito ma comunque convincente Ryan Gosling.
Il montaggio gioca poi un ruolo molto importante, per non dire decisivo: la sc
ena iniziale in piano sequenza è un bellissimo biglietto da visita per quanto si vedrà nel corso del film, che ricorda moltissimo le atmosfere di capolavori del genere come Hair, a cui pare ispirarsi per larghi tratti.
Segnaliamo in nota a margine che Tom Cross, autore del montaggio, vanta già un Oscar in categoria grazie all’altro bel film di Chazelle (Whiplash) che anche non avendo i tratti del musical era comunque ad esso in parte assimilabile: la sensazione è che il bis sia a portata di mano.
Anche la scenografia e la fotografia giocano un ruolo molto importante: le atmosfere cupe e austere contrastano in maniera efficace con i vivaci colori di molte scene e degli abiti della Stone, mentre le musiche sembrano calzate su misura e ben calibrate, senza rischiare di sforare nell’eccesso e dosando molto bene l’alternanza tra ballo e narrazione.

A fronte dunque di una sceneggiatura sicuramente (volutamente?) debole, La La Land va guardato con occhi diversi da come siamo abituati, cercando di cogliere e farci conquistare dalle emozioni e dalla spensieratezza che cerca di trasmettere, con uno sguardo particolare alle tante piccole finezze tecniche che fanno di questo musical uno dei migliori prodotti della stagione, in attesa di scoprire se l’Academy lo consacrerà alla storia del cinema.

 





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