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LA BATTAGLIA DI HACKSAW RIDGE, UNA STORIA VERA SALVA IL SOLITO FILM SULLA GUERRA

Data pubblicazione : 10/02/2017     
Autore : Antonio Sarti


Sei candidature alla statuetta dorata e tanta curiosità per l’ultimo lavoro di Mel Gibson alla regia: La Battaglia di Hacksaw Ridge è senz’altro il film della settimana tra le proposte delle sale cinematografiche, in attesa dell’uscita ormai prossima di Manchester by the sea per capire se qualcuno potrà davvero ostacolare la corsa di La La Land verso l’Oscar.
Alla base della sceneggiatura firmata da Robert Schenkkan e Andrew Knight, la storia vera di Desmond Doss, soldato non soldato, uomo senza armi in una delle battaglie più cruente della seconda guerra mondiale, un “fusto di mais” che grazie alla propria obiezione di coscienza cambierà le sorti della decisiva conquista americana di Okinawa.
Mel Gibson pur senza entrare in camera lascia su questa pellicola il marchio indelebile dei suoi film più famosi, con l’interpretazione di Andrew Garfield che ricorda molto l’eroe di Braveheart e Il Patriota. Se sia un bene o un male, in un film che comunque mette in mostra i consueti valori americani di patria, religione e famiglia, dipende dal giudizio dello spettatore.
Il film si divide sostanzialmente su un duplice piano narrativo: i profondi tormenti di Desmond Doss e le conseguenze sul piano etico e morale che le sue convinzioni causano a se stesso e agli altri vengono sviluppate nella prima parte, mentre la seconda metà di proiezione è un susseguirsi a tratti sconvolgente di violenza senza freni e senza inibizioni. Da questo splatter inusuale tornano però ad emergere prepotentemente gli ideali del protagonista, le cui azioni inizialmente degne di scherno divengono cruciali nel momento in cui gli “eroi delle armi” hanno bisogno solo di qualcuno che li trascini fuori, come Doss fa letteralmente, da un inferno di fuoco: Desmond Doss sarà l’ultimo dei vivi a lasciare la terra dei morti, salvando un numero incredibile di vite umane e rendendo giustizia alla sua scelta tanto osteggiata.
Sullo sfondo della commovente e ispirante storia del protagonista si muove, manco a dirlo, un amore travolgente alla Pearl Harbour: un aspetto che poco o nulla aggiunge al racconto ma che comunque non poteva essere lasciato da parte trattandosi di una storia vera ed essendo stata la musa ispiratrice per la scelta di diventare medico.
Nel complesso dunque lo si potrebbe etichettare come un buon film americano sulla guerra (un altro), ma con il plus positivo di un bel soggetto che quantomeno prova a raccontarci la battaglia da un punto di vista diverso dal solito, non quello di chi la combatte né di chi cerca di fermarla, quanto piuttosto quello di un uomo concreto che fa il meglio che può per portare a casa più compagni possibile, con risultati straordinari.







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