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GIORNATA DELLA MEMORIA: CINQUE FILM SULL'OLOCAUSTO DA VEDERE

Data pubblicazione : 27/01/2017     
Autore : Antonio Sarti


Senza scomodare grandi classici della cinematografia che tutti o quasi hanno avuto modo di vedere, da Schindler’s List a La vita è bella di Roberto Benigni, ci sono tantissimi film che dal dopoguerra a oggi hanno raccontato le varie e molteplici sfaccettature di una tragedia enorme come la deportazione ebrea nei campi di concentramento. Oggi vogliamo consigliarvi cinque lungometraggi, magari non tra i più famosi o più acclamati, che meritano senz’altro una visione per chi voglia approfondire la tematica.

Jakob il bugiardo (P. Kassovitz, 1999)
L’immenso e compianto talento di Robin Williams caratterizza in maniera significativa questo film di fine anni novanta, in cui un ebreo dal cuore d’oro tiene viva la speranza in un ghetto polacco alla vigilia dell’invasione sovietica e della imminente liberazione: dopo aver udito casualmente dalla radio di un ufficiale la notizia dell’avanzata inarrestabile delle truppe di Stalin, Jakob racconta la notizia a una bambina di cui si trova a prendersi cura. Nel ghetto ormai rassegnato alla deportazione, si diffonde così la voce insistente che l’uomo abbia una radio e sia a conoscenza degli avvenimenti del fronte; pur di mantenere alto il morale dei suoi concittadini, Jakob inizia a inventarsi le notizie sull’arrivo prossimo dei sovietici a liberare la città.

La chiave di Sara (G. Paquet-Brenner, 2010)
Un film atipico e commovente che racconta una storia familiare di sofferenza e angoscia nella Francia sotto l’occupazione nazista durante la guerra: il rastrellamento degli ebrei al velodromo di Parigi nel 1942 è il centro della scena, un episodio durante il quale anche la piccola Sara viene arrestata insieme ai genitori, non prima di essere riuscita a chiudere in un armadio il fratello per evitarne la cattura. Oltre mezzo secolo dopo Julia, giornalista parigina con un rapporto in crisi, dopo un casuale inciampo nella vicenda ripercorre le tracce di Sara e della sua famiglia, mettendo in discussione tutta la sua vita.

Rosenstrasse (M. Von Trotta, 2003)
Il racconto emozionato di un fatto di sangue e di ribellione che salvò innumerevoli vite, ad opera dell’eroe più imprevedibile per l’epoca: le donne.
Rosenstrasse è la storia di una via di Berlino dove un gruppo di donne manifestò furiosamente per ottenere la liberazione dei propri mariti, prima che essi fossero deportati: come spesso accade per questo genere di film, sarà la figlia di una di queste donne, molti anni dopo, a cercare di ricostruire la verità di quella storica giornata. L’ottima regia di Margarethe Von Trotta e il Leone d’oro a Venezia per l’interpretazione di Katja Riemann ne fanno senz’altro uno dei migliori film sull’olocausto.

Hannah Arendt (M. Von Trotta, 2012)
Secondo film di alto livello di Margarethe Von Trotta, che si conferma grande specialista del genere: Hannah Arendt è la storia del celebre e controverso processo a Adolf Eichmann, uno dei gerarchi nazisti fuggiti e arrestati in Argentina, dove si era rifugiato per scampare alle proprie responsabilità. Il processo si tiene nel 1961 a Gerusalemme, dove viene inviata a seguirlo anche Hannah Arendt, filosofa e giornalista per conto del New Yorker; la grande attesa della donna per vedere di persona la mostruosità umana svanisce di fronte alla raggiunta convinzione che il nazista non perpetrasse i propri crimini perché intimamente maligno, bensì per una totale inconsapevolezza delle azioni che stava compiendo. Questa e altre teorie le suscitarono grandi critiche in patria e non solo, ma nonostante ciò non arretrò mai dalle sue posizioni guadagnandosi la stima di tutti. Il film è ispirato al saggio La banalità del male della stessa Arendt.

Arrivederci ragazzi (L. Malle, 1987)
Bellissimo ma non così noto film di Louis Malle, che con questa pellicola si aggiudicò il Leone d’oro a Venezia: ambientato nel collegio di Fontainebleau in Francia nel 1944, la storia autobiografica narra la vicenda di Julien Quentin, che viene inviato dai genitori presso l’istituto religioso, dove tuttavia fatica ad ambientarsi a causa di compagni troppo ostili. L’arrivo a Fontainebleau di Jean Bonnet, un ragazzo strano e taciturno che si tiene ben lontano dagli altri ragazzi; Julien scoprirà il terribile segreto che nasconde il compagno, ebreo sotto falso nome per sfuggire alle persecuzioni razziali, e ne diverrà buon amico. Tuttavia il segreto scomodo di Jean causerà problemi al collegio, in un dramma che coinvolgerà profondamente anche Julien.





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