• MW SUGGESTIONS •

CINEMOZIONI: LA RECENSIONE DI DUNKIRK

Data pubblicazione : 01/09/2017     
Autore : Antonio Sarti



Settembre, da tradizione, porta in sala le prime novità dopo il piattume dei mesi estivi e l’esordio ci mette subito di fronte a quello che verosimilmente sarà tra i migliori film della stagione, Dunkirk dell’acclamato regista Christopher Nolan. Per questo suo ultimo lavoro Nolan sceglie di raccontare una storia di guerra, una vicenda di eroismo molto simile per alcuni versi a quella prodotta pochi mesi fa da Mel Gibson con il suo Hacksaw Ridge, anche se declinata in maniera diametralmente opposta.

La storia – vera – è quella della ritirata britannica dalla Francia nel 1941, dopo che l’avanzata tedesca aveva stretto sulle coste di Dunkerque le residue unità inglesi, circa quattrocentomila uomini. Evacuare da lì un numero così elevato di soldati e riportarli a casa attraverso la manica era impresa quasi impossibile, tanto da richiedere un’operazione studiata a tavolino nei minimi dettagli con l’utilizzo di imbarcazioni di qualsiasi tipo, dalle navi da guerra a quelle da diporto.

Come sempre Nolan adora giocare con il tempo e intersecarlo nelle varie parti di narrazione che porta avanti: l’ordine cronologico non viene rispettato e le tre sotto-storie con i loro protagonisti partono da diversi punti temporali, ognuno di durata diversa dagli altri, per approdare al medesimo punto d’arrivo. Allo stesso modo il ritmo narrativo, che pure resta sempre intenso, parte da una prima fase più lenta e psicologica e cresce fino alle incalzanti battute finali.

La musica e il sonoro sono, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe da un film che comunque rievoca un episodio di guerra, uno degli aspetti centrali: il costante accompagnamento che fa da angoscioso sfondo a una ancor più cupa narrazione è caratterizzato da una colonna sonora piena e sempre in tensione, senza estendersi in momenti di maggiore vivacità o al contrario di apparente rilassamento; e così è anche la regia di Nolan, che non permette quasi mai allo spettatore di staccarsi dallo scorrere delle immagini e fa vivere in apnea quasi tutti i centoventi minuti di proiezione, un’immersione profonda risvegliata traumaticamente dal folle volume di spari ed esplosioni che scuotono la scena a tratti. È la guerra, non quella delle grandi battaglie raccontata in tanti film, è una guerra senza volto, come senza volto è il nemico: non c’è una sola inquadratura riservata ai soldati tedeschi, dei quali si vedono solo i colpi sparati, e sostanzialmente non c’è nemmeno una vera scena di guerra se non per le sfide aeree. I protagonisti sono in fin dei conti delle comparse, non c’è nessun dettaglio che li contestualizzi, che ci dica qualcosa di loro. Non è importante, alla guerra (e al nemico) non importa chi tu sia.

A sostegno di questo impianto teorico molto ben costruito c’è sicuramente una struttura estetica altrettanto imponente, con una scenografia di alto livello e scene di grande impatto emotivo che a tratti rendono il film un thriller ben oltre il limite proprio della ricostruzione storica, con un cast che si comporta complessivamente bene e in cui nessuno svetta, in nome dell’anonimato della guerra. Ancora una volta dunque Nolan fa vedere di saper fare molto bene un po' tutto, confermandosi come uno dei registi che meglio sanno portare avanti con successo oggi il difficile binomio tra alta qualità e grandi incassi.





PROSPETTIVE AUTUNNALI: I FILM IN USCITA AL CINEMA DA SETTEMBREMILANO: UNA CITTA' CHE NON SI FERMA