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CINEMOZIONI: LA LUCE SUGLI OCEANI

Data pubblicazione : 17/03/2017     
Autore : Antonio Sarti



Tratto dal bestseller di M.L. Steadman “The light between oceans” e diretto da Derek Cianfrance, celebrato regista di Blue Valentine nel 2012, La luce sugli oceani parte da premesse molto buone, con una tematica forte e in grado di dividere fortemente gli spettatori: è giusto oppure no crescere un bambino non proprio togliendo a un’altra donna il diritto di amare sua figlia, in nome di un amore più grande come quello che il bambino stesso sviluppa per il genitore adottivo?
Se i centotrenta minuti di proiezione rispondessero alle intenzioni del soggetto di sceneggiatura, saremmo probabilmente di fronte  a uno dei prodotti più interessanti della corrente stagione cinematografica. La sensazione con cui invece si esce dalla sala è quella di un’occasione gettata alle ortiche in nome della storia d’amore prima che del tema del film.
Facciamo un passo indietro e ripartiamo dall’inizio: Tom Sherbourne (Michael Fassbender), veterano della Prima Guerra Mondiale, ottiene un incarico come guardiano del faro sull’isola deserta di Janus Rock. Sulla scena irrompe improvvisamente Isabel (Alicia Vikander), una giovane che sembra poter risvegliare i sentimenti di Tom sopiti dalla guerra con il suo entusiasmo e l’amore per lui; i due giungono rapidamente al matrimonio e Isabel si trasferisce sull’isola per dare vita a una nuova famiglia con il marito. La vita però diventa ben presto morte e disperazione quando la ragazza va incontro nel giro di pochi anni a due aborti che segnano l’armonia della coppia: proprio alcuni giorni dopo la perdita del secondo figlio ecco che il destino sembra voler dare ai due un’occasione di diventare genitori, sotto forma di una bambina che appare all’orizzonte a bordo di una piccola imbarcazione abbandonata, su cui rinvengono anche un uomo morto.
La scelta di adottare informalmente la bambina e mentire a tutti sulle sue origini fa tuttavia a pugni con la coscienza sporca di Tom, che dopo aver casualmente scoperto che la madre (Rachel Weisz) della piccola Lucy è ancora viva decide di iniziare a darle alcuni indizi per scoprire la verità.
Qui inizierebbe la parte interessante di un lungometraggio che per la prima ora non regala altro che emozioni preconfezionate, dilungandosi in alcuni aspetti che rendono sicuramente più strappalacrime la storia d’amore ma che non servono particolarmente al tema che si vuole trattare. Peccato che l’analisi di tutto l’aspetto bioetico o quantomeno socio-affettivo dell’adozione venga semplicemente messa sul piatto al servizio della storia tra Tom e Isabel, senza un vero approfondimento ma come apripista per la celebrazione del grande amore tra i due; nemmeno il tentativo nel finale di rimediare agli errori può servire a migliorare il giudizio su un film che, pur essendo stilisticamente gradevole e condito da una buona fotografia, non solo non riesce ma nemmeno prova a far uscire le grandi potenzialità che avrebbe avuto sul fronte tematico, così come non bastano i grandi talenti ingaggiati per fare un film convincente. Peccato, un’occasione perduta.







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