• MW SUGGESTIONS •

CINEMOZIONI: "GHOST IN THE SHELL", UN ATIPICO FUTURO SEMPRE PIÙ ODIERNO?

Data pubblicazione : 07/04/2017     
Autore : Antonio Sarti



Ipotizzate di trovarvi d'improvviso in un mondo futuro in cui l'uomo e i robot si fondono in un'unica materia: il “ghost”, ovvero l'anima umana in tutte le sue mille sfaccettature, racchiusa in un involucro robotico (“shell”, letteralmente la corazza) potenziabile a piacimento come in qualsiasi videogioco. E proprio in un videogioco sembra di essere capitati, grazie alle atmosfere cyberpunk che permeano il film disegnato da Rupert Sanders.

Il Maggiore, nome in codice di una giovane ragazza cui lo staff della Hanka Robotics ha impiantato un corpo dall'altissima capacità bellica, è la mente più brillante della Sezione 9, un reparto di intelligence governativa che si occupa di terrorismo cybernetico: il Maggiore, primo caso nella storia di fusione tra cervello umano e struttura esterna costruita a tavolino, dovrà insieme ai suoi compagni scovare il nascondiglio del terribile Kuze (Michael Pitt), hacker che sta eliminando uno dopo l'altro gli scienziati della Hanka. Quello che la protagonista, magistralmente interpretata dalla bella e intrigante Scarlett Johansson, non sa è che Kuze nasconde un segreto che le cambierà la vita, spingendola a recuperare un passo alla volta la memoria del suo tragico passato, molto diverso da quello che la versione ufficiale della Hanka le vuole far credere.

“Ghost in the shell” è molto più che un film, è un complesso universo che racchiude al suo interno diverse produzioni televisive e prodotti editoriali: il punto di partenza, per chi non fosse esperto del genere, è un manga dall'omonimo titolo che ha visto la luce nel 1989 per mano di Masamune Shirow, divenuto poi un film anime nel 1995 per la regia di Mamoru Oshii.

Il tentativo, apprezzabile e certamente riuscito almeno sul piano cinematografico, di far arrivare un mondo complesso e una storia non banale anche al grande pubblico è ben evidenziata dall'apertura del film con una sorta di “manuale per l'uso” che anticipa alcune tematiche che si sarebbero potute diluire meglio all'interno della sceneggiatura; inoltre alcuni concetti, soprattutto riguardo al personaggio di Kuze, restano sospesi nel vuoto e non vengono chiariti, lasciando dubbi a chi non abbia una visione complessiva dell'universo di “Ghost in the shell”.

Il film mette comunque in primo piano tutti i discorsi etico-filosofici che stanno alla base del prodotto: quanto invasiva può diventare la tecnologia, se non adeguatamente controllata? Il futuro distopico che Shirow aveva immaginato già negli anni ottanta oggi è estremamente più vicino alla realtà e i temi narrati sono assai attuali: nelle due ore di proiezione, che peraltro scorrono via agevolmente, da una prima parte molto legata all'aspetto tecnologico (sia nelle dinamiche dei personaggi che nella scenografia) si approda nel finale a una ritrovata umanità sia di relazioni che di contesto narrativo. I sentimenti tornano in primo piano a discapito di una meccanizzazione che tutto può rimpiazzare tranne che, appunto, il ghost dell'uomo: questa è l'eccezionalità del Maggiore, che riscoprirà anche il suo vero nome (Motoko Kusanagi), il suo vero punto di forza insosistuibile è proprio il ghost, che vale immensamente di più di qualsiasi shell gli si costruisca intorno.







MARCO PANTANI IN POLVERETI PARLERO' D'AMOR AL TEATRO MANZONI