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Avarizia male di vivere al Teatro Carcano

Data pubblicazione : 04/04/2014     
Autore : Silvia De Bernardi


Un’evoluzione culturale che confida nella tradizione riporta sulla scena “L’Avaro” di Molière, un classico ottimamente reinterpretato, una regia capace di salvare la materia teatrale d´origine, rinnovandola con la recitazione ed  intelligenti trovate scenografiche.
Arpagone è il vecchio tirchio di ogni epoca, padrone in primis dei suoi averi, ma anche dei suoi figli e dei suoi servi. Un unico interesse per lui, “la cassetta”, un’avarizia che si fa disinteresse per tutto ciò che non sia denaro.
Isolamento dagli affetti, dalle emozioni, dai tempi e dalla stessa vita.
Una scenografia costruita con una fuga prospettica, quadrati mobili che trasformano il palco in una scatola magica, i personaggi entrano ed escono come piccole immagini ben dipinte, in un cubo atemporale e anaffettivo, isolato dal resto del mondo.
Come se qualsiasi contatto con l’esterno della casa fosse vietato, per una forma di patologica gelosia verso qualsiasi cosa possa lambire le ricchezze lì custodite.
Un aiuto a riflettere, senza rinunciare all’allegria, sulla confusione tra avere ed essere, in agguato in ogni società e in ogni tempo.
E forse un invito, ad ogni essere umano, a ricercare il valore autentico di se stesso e degli altri.
Al Teatro Carcano, fino al 13 aprile, per la regia di Arturo Cirillo e con Arturo Cirillo.
Traduzione di Cesare Garboli.





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