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PROSEGUONO I DIALOGHI TRA GRANDI IN PINACOTECA

Data pubblicazione : 23/06/2016     
Autore : Bruna Meloni


Ora è la volta del Cristo Morto di Andrea Mantegna (una icona universale del Rinascimento e tra le opere culto di Brera) che dialoga con il Cristo morto e strumenti della Passione di Annibale Carracci.
I due dipinti, per la prima volta messi uno a fianco all’altro diventano così protagonisti di un eccezionale confronto proposto da James Bradburne, direttore della Pinacoteca.
“La conversazione fra Mantegna e Carracci – afferma Bradburne – è il secondo momento della rivoluzione in atto nel nostro Museo: quella cioè di creare dialoghi tra i nostri capolavori e preziosissimi prestiti (il Perugino del primo dialogo, per esempio, è arrivato dal Musée des Beaux-Arts di Caen e il Carracci è conservato nella Staatsgalerie di Stoccarda) senza ricorrere alle grandi mostre”.
Alla celebre opera di Mantegna, oltre alla redazione di Carracci, viene anche accostato il dipinto Compianto sul Cristo morto, sempre raffigurante la stessa tematica, realizzato da Orazio Borgianni nel 1615 e proveniente dalla Galleria Spada di Roma.
Emblema delle conoscenze prospettiche di Mantegna, dotato di forza espressiva e al tempo stesso compostezza severa, che ne fanno uno dei simboli più noti dell’arte italiana, il Cristo morto, databile circa al 1480, ebbe una notevole fortuna visiva tra Cinquecento e Seicento, documentata da una sequenza prestigiosa di derivazioni: tra queste il dipinto di Carracci, datato 1583-1585, che accentua un crudo realismo evidenziato dagli strumenti del martirio, in particolare della corona di spine, collocati in primo piano nel capolavoro del bolognese, a testimonianza della brutalità del supplizio, appena avvenuto. La terza opera in dialogo, di Orazio Borgianni, sviluppa invece il tema con sfondo più caravaggesco.

Con l’occasione il restyling della sezione veneta ha riguardato anche i colori delle pareti, che ora, sempre per scelta di Bradburne, sono di diverse gradazioni di blu.
I visitatori troveranno anche una nuova porta di accesso alle collezioni: una immensa vetrata, senza telaio, che si apre automaticamente e pressoché invisibile. È il primo intervento della mini rivoluzione che terminerà ad ottobre e riguarderà l’apertura di un bar, una nuova biglietteria e punto informazioni e la riapertura della cosiddetta porta Gregotti, l’accesso dal centro dello scalone monumentale non più utilizzato dal 1930, che fronteggia la spettacolare vetrata sulla sala lettura della Braidense il cui rilancio è in calendario dopo l’estate.





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