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PISTOLETTO

Data pubblicazione : 19/06/2017     
Autore : Alice Civai


Un’intensa conversazione, un dialogo serrato tra opere d’arte, passato e presente. Un’intricata rete di pensieri che rapisce e porta al centro il visitatore. Un ragionamento che coinvolge lo spazio e il tempo, un’operazione che sfonda l’individualità dell’atto creativo rendendo uniche e sempre attuali le opere. Una mostra che rapisce chi la visita, portando il visitatore nel cuore pulsante della creatività dell’arte contemporanea italiana.

Una delle più storiche e importanti gallerie di tutt’Italia, la Christian Stein, dedica una personale ad uno dei più famosi e influenti artisti italiani viventi, MICHELANGELO PISTOLETTO. La mostra, aperta fino al 21 ottobre, ripercorre le tappe fondamentali dell’opera dell’artista, occupando entrambe le sue due sedi espositive: i grandi spazi a Pero e la storica sede di Corso Monforte.

Gli ampi e molteplici spazi della Christian Stein permettono di esporre numerosi lavori e di presentarli per gruppi, un’antologia di opere che ripercorre diversi momenti creativi della carriera di Pistoletto.
Si inizia con i riflessi e le riflessioni dei “Quadri specchianti” - carta velina dipinta applicata su lastre di acciaio tirate a specchio - con cui l’artista ha raggiunto la fama internazionale agli inizi degli anni Sessanta. In mostra quelli più famosi, alcuni raramente esposti e altri inediti che trovano sede negli ambienti in centro città, titolati “Scaffali”. Lo spazio è poi indagato dalla serie “Oggetti in meno”, opere precursori dell’Arte Povera, risalenti agli anni 1965 e 1966. Gli “oggetti” sono accompagnati da altrettanti “Quadri specchianti” che recano sulla loro superficie le immagini degli stessi oggetti esposti, creando un intricato e continuo rimando di immagini tra spazio reale, spazio virtuale e spettatori.
Oltrepassata la “Tenda di fili elettrici” (1967) si accede alla sezione dedicata all’Arte Povera in cui troviamo la celebre “Venere degli stracci” (1967) e altre opere come la “Pietra miliare” (1967) e “Orchestra di stracci” (1968).

“Labirinto” occupa un intero ambiente ed è una grande installazione che riproduce l’opera del 1969 in cui l’osservatore si perde nei meandri del cartone. Addentrandosi tra le sinuose pieghe della carta si giunge alla sezione che ospita i “Mobili capovolti” (1976) e alla zona dedicata alle “Stanze”: uno dei lavori più coinvolgenti e interessanti di Pistoletto che sottolinea inoltre il forte legame che lo lega alla Galleria Christian Stein. Nella storica sede torinese infatti, tra l’ottobre 1975 e il settembre 1976, l’artista allestì dodici mostre consecutive, una al mese, annunciandole con un testo autografo. Le esposizioni si svolgevano in uno spazio costruito appositamente: tre stanze collegate da tre porte poste sullo stesso asse. Oggi le possiamo vedere simultaneamente, una in fila all’altra, negli ampi spazi di Pero, a creare l’ambiente forse più conturbante di tutta l’esposizione.

Il visitatore è al centro. Tra le stanze della mostra è alle volte riflesso dalle opere, altre volte ne è inglobato mentre altre opere ancora aspettano solo che egli si addentri in esse, tese in sua attesa. Il visitatore si confronta, non solo con le opere, ma con uno dei capitoli fondamentali della storia dell’arte contemporanea italiana. Un’intimità unica, un’occasione da non perdere.





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