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PIER LUIGI MENEGHELLO - THIS IS EVERYDAY VIOLENCE

Data pubblicazione : 13/11/2017     
Autore : Alice Civai


Qual è la cosa che unisce tutte le persone? Quale potrebbe essere indicato come elemento che mette in relazione ogni individuo del pianeta? Ciò che tutti noi condividiamo è il pianeta stesso, l’ambiente circostante: ogni singolo granello di sabbia del torrido deserto, ogni fiocco di neve dell’estremo nord così come ogni piccola goccia di pioggia delle foreste pluviali, è un tassello fondamentale del grande mosaico che è la terra, il luogo in cui tutti viviamo.

L’artista Pier Luigi Meneghello in molti anni di attività artistica si è spesso confrontato col tema dell’ambiente che ci ospita, così come spesso si è confrontato con un altro elemento che accomuna tutti gli individui, afferente alla sfera della personalità umana: la violenza.
Sono dunque questi i perni su cui si incentra la mostra THIS IS EVERYDAY VIOLENCE, allestita negli spazi del M.A.C. - Musica Arte Cultura (piazza Tito Lucrezia Caro, 1) e visibile fino al 19 novembre.

In mostra troviamo una selezione di 28 opere realizzate dall’artista tra i primi anni ’90 e il 2017, con una particolare attenzione a quelle più recenti. Il mezzo fotografico è il linguaggio comunicativo prediletto da Meneghello, utilizzato alternativamente sia come metodo di creazione dell’opera sia come “foto-azione”, testimonianza di interventi a carattere allegorico creati e allestiti in luoghi estremamente simbolici.

Tratto distintivo dei lavori è sicuramente il forte impatto visivo delle immagini, che crea una sicura continuità tra i lavori più vecchi, come Giù dal paradiso (1996), un Cristo crocifisso privato dalla croce appeso a testa in giù davanti a un ponte o Attraverso lo Stige (1999) dove una piccola barca di legno solca un cumulo di detriti, e quelli più attuali come Remapping the world (2007), il ciclo fotografico più recente ed emblematico degli intenti che oggi muovono l’artista. Quest’ultima serie di lavori, come cita la didascalia in mostra, è stata creata con “carte geografiche ingrandite e depositate su sedimenti fangosi e fognari, lasciate in balia degli elementi, riprese poi in varie fasi temporali” a cui si aggiunge una carta applicata su un imbuto di sbriciolamento abbandonato di una cava, scenari apocalittici in cui le carte colorate progressivamente spariscono coperte da liquami e fanghiglia, in una definitiva vittoria dell’informe.

Ciò che Pier Luigi Meneghello compie con i suoi lavori è un moto d’accusa verso la forza negativa che ci pervade, di cui la nostra quotidianità è intrisa e che si manifesta nella forte contrapposizione tra la società contemporanea e il suo ambiente. Al contempo l’elaborazione di questi temi diviene per l’artista un “esercizio ascetico”, una via personale per demistificare la violenza di ogni giorno e ridurne la portata.

La tensione è palpabile, ogni visitatore la percepisce non appena mette a fuoco la serie di immagini che lo circondano, la violenza che ogni giorno vediamo senza rendercene conto esplode e si manifesta inesorabile davanti ai nostri occhi, trasformando la nostra visita in un intenso momento di riflessione.





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