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PETRIT HALILAJ – SPACE SHUTTLE IN THE GARDEN

Data pubblicazione : 01/12/2015     
Autore : Bruna Meloni


Petrit Halilaj ha 29 anni, è di origine kosovara e ha già esposto in tutta Europa: dalla Biennale di Berlino e quella di Venezia, al Wiels di Bruxelles. La sua seconda casa (o forse terza perché molto tempo lo passa anche nella capitale tedesca) è l’Italia, dove ha sede il suo studio (a Bozzolo, nel mantovano) e come ci ha detto Roberta Tenconi – curatrice della mostra al suo esordio in Hangar Bicocca – questa è la personale che mancava a Milano.
Non solo perché Halilaj ha studiato all’Accademia di Brera, ma anche perché è un artista capace di parlare della storia collettiva mentre ci racconta del proprio vissuto. Lo fa quando ricostruisce in scala gigante i gioielli che la madre aveva sotterrato durante la guerra del ‘98/’99 in Kosovo e vi incastona i detriti della casa natale andata distrutta, o ancora quando ricrea in dimensioni reali la struttura portante della nuova abitazione di famiglia (opera già esposta alla Biennale di Berlino nel 2010 e che viene riproposta qui in una nuova versione). Così in un continuo rimando che va dal
particolare personale al generale della macrostoria; non c’è da stupirsi se in mostra convivono galline, un altro richiamo all’infanzia dell’artista, e una sinestetica foresta sonora popolata di sculture che si rifanno a strumenti musicali di epoca neolitica.

“Space Shuttle in the Garden” è la prima mostra personale di Petrit Halilaj in Italia e riunisce oltre dieci progetti, tra cui opere riadattate e nuove produzioni concepite appositamente per l’occasione. Per la prima volta nella sua carriera Halilaj ripensa e rilegge gran parte dei lavori realizzati a partire dal 2008, facendo emergere nuove relazioni e riflessioni. Il percorso espositivo, ricco di sculture, installazioni, video e disegni, si sviluppa in stretto rapporto con l’architettura di Pirelli HangarBicocca, accentuando alcuni elementi caratteristici dello spazio.
Ad esempio, l’opera "The places I am looking for, my dear, are utopian placesthey are boring and I don’t know how to make them real", esposta frammentata e sospesa, caratterizza la disposizione delle opere in mostra delineando scorci e prospettive inediti.
L’audio del video "Who does the earth belong to while painting thewind?!" contraddistinto da elementi sonori provenienti dalla natura, come il vento e il fruscio delle foglie, è diffuso nello spazio avvolgendo le opere e i visitatori e scandendo il trascorrere del tempo. La relazione tra interno ed esterno è ulteriormente esplicitata dall’installazione "They are Lucky to be Bourgeois Hens II" posta al di fuori della struttura.

L’opera di Petrit Halilajevoca mondi personali e utopici, in cui il passato dell’artista diventa il punto di partenza per la creazione di paesaggi immaginari e racconti fantastici, che coniugano realtà e finzione. La casa, la natura e la memoria sono alcuni dei motivi ricorrenti della sua poetica, mentre il viaggio e lo spostamento tra nazioni e culture diverse diventano il mezzo per la creazione di nuove visioni.
Attraverso sculture, disegni, performance, video e installazioni, l’artista indaga i cambiamenti della storia e il contesto che lo circonda. Partendo dal suo vissuto personale, da quello della sua famiglia e dalla storia del suo paese natale, Halilaj sviluppa un’indagine che approfondisce temi universali tra cui la ricerca d’identità e il concetto di casa come luogo di condivisione e spazio individuale.
Queste riflessioni si estendono fino a mettere in questione aspetti legati alla collettività e alla creazione e conservazione di un patrimonio culturale condiviso.
Il lavoro di Halilaj è contraddistinto dall’uso di materiali semplici tra cui terra, legno e acqua – già introdotti da altre correnti come la Land Art e l’Arte Povera, sviluppatesi tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso – che assumono però un significato del tutto nuovo e che spesso convivono in diverse installazioni con elementi di altrettanta importanza per la sua pratica artistica come il rame, l’ottone e l’argilla.

Hangar Bicocca da mercoledi´ 2 dicembre a domenica 13 marzo 2016.






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