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PASCALI SCIAMANO

Data pubblicazione : 08/05/2017     
Autore : Alice Civai


Approfondire, spiegare, non banalizzare i concetti, far scoprire tanto al pubblico quanto agli studiosi elementi nuovi attraverso l’accostamento di opere che normalmente non potremmo mai vedere assieme nello stesso luogo, sono i compiti che ogni esposizione d’arte dovrebbe porsi come obiettivi. La mostra PASCALI SCIAMANO risponde a tali obiettivi creando un’occasione unica per conoscere una parte importante della storia dell’arte contemporanea italiana.

La Fondazione Carriero, nella splendida cornice di Palazzo Parravicini, uno dei pochissimi edifici del Quattrocento rimasti nel cuore di Milano ristrutturato nel 1991 da Gae Aulenti, presenta al pubblico la mostra PASCALI SCIAMANO, aperta fino al 24 giugno.

L’esposizione propone una selezione di opere raramente o mai esposte di Pino Pascali (1935-1968) prodotte negli anni 1966, 1967 e 1968, ad ognuno dei quali è dedicato un piano della galleria. Affianco alle opere dell’artista si trovano in questa occasione esposti diversi manufatti africani, che creano un dialogo vivo con le prime: il focus di PASCALI SCIAMANO è infatti l’analisi del rapporto dell’artista con quella che soventemente chiamiamo “arte tribale”.

La riduzione ai minimi termini, l’impoverimento dei segni e l’utilizzo di materiali “poveri” o industriali sono i concetti fondamentali che caratterizzano l’arte povera - movimento artistico sviluppatosi negli anni ’60 in Italia. Pino Pascali nelle sue opere unisce tali concetti alla fascinazione per l’arte tradizionale africana. Il primitivo così come il totemismo e la visione animistica della natura sono gli elementi della cultura africana che influenzarono maggiormente l’artista italiano, il quale li traspose nella sua opera ponendoli a confronto e in contrapposizione con i miti della società moderna occidentale.

Nei cicli esposti in questa occasione emerge un Pascali selvaggio, uno spirito tanto anarchico quanto autentico, che piega alla sua volontà rappresentativa materiali dell’industria contemporanea, mai utilizzati prima in ambito artistico; ne sono un perfetto esempio le sue opere più celebri come Liane, Bachi da setola e Cesto, tutti presenti in mostra. Serpenti, pellicani, cigni, scogli e bambù sono invece caratterizzati da linee semplici, stilizzate, e rimandano all’immaginario naturalistico africano facendo così emergere l’attenzione dell’artista verso la mitologia, le favole e le storie condivise tra Africa e Europa.

Percorrendo le stanze di Palazzo Parravicini pare di immergerci nella concezione libera dell’artista, le sale espositive sono pervase dalla sua originalità e vitalità. Grazie anche all’allestimento e alla dimensione delle opere si configurano spazi quasi saturi, in cui il visitatore si trova circondato dalla carica espressiva di Pascali, coinvolto e sorpreso dalla potenza visiva delle sue opere. In stanze adiacenti sono invece disposti i numerosi manufatti africani, fonte primaria per l’ispirazione dell’artista, nell’intento di ricreare quell’atmosfera e quell’incanto che si ritrova poi nel suo lavoro.

Un’ammaliante atmosfera a cavallo tra magico e concreto, tra occidentale e tribale.







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