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ONDE LUNGHE E BREVISSIME

Data pubblicazione : 05/05/2017     
Autore : Bruna Meloni



Milano celebra Amalia Del Ponte con una personale dal titolo ”Onde lunghe e brevissime” e
lo fa in due sedi diverse; il Museo del Novecento e lo Studio Museo Francesco Messina.
Questo progetto espositivo rende omaggio ai più' di cinquanta anni di attivita' della scultrice esplorando due distinti periodi del suo lavoro; gli anni '60 e '70 e gli anni '80 e '90.

Mentre al Museo del Novecento si traccia un percorso storico-critico a partire dalla presenza in collezione di uno dei più importanti lavori dell’artista, il Museo Messina propone un’inedita installazione site specific che verrà attivata da una performance live con l'obiettivo di collegare le due fasi differenti – ma sinergiche – dell'attivita' della Del Ponte.

Sperimentarice alla continua ricerca di nuove forme e materiali, l'artista realizza lavori eterogenei ma sempre permeati da lucida coerenza. Nata a Milano nel '36 , Amalia Del Ponte si diploma in scultura con Marino Marini all’Accademia di Brera rivolgendo, fin dagli inizi, la sua ricerca alle geometrie, ai materiali e alle infinite possibilità che essi mettono in campo. Per le sue prime sculture sceglie il plexiglas e da li partono i suoi studi sugli indici di rifrazione e riflessione della luce. Dopo queste prime sculture trasparenti si passa ai famosi “Tropi” (cosi' li battezzo' Vittorio Fagone nel 1967) per poi proseguire, con la realizzazione, per la XII Biennale Internazionale d’Arte di San Paolo, dell' “Area Percettiva”.


Oltre a queste ed altre opere, nella mostra curata da Iolanda Ratti al Museo del Novecento possiamo ammirare l'opera monumentale “How do you feel?” del 1971, donata al Museo del Novecento nel 2014 e oggi presentata al pubblico per la prima volta. In mostra circa dieci sculture, alcuni disegni dei suoi studi e una selezione di documenti storici e fotografie dell’epoca, scattate tra gli altri da Ugo Mulas, Mario Carreri e Arno Hammacher.

La mostra allo Studio Museo Francesco Messina, a cura di Eleonora Fiorani, e' invece focalizzata sulla ricerca sul suono e sulle pietre sonore, condotta tra 1985 e il 1995 attraverso la realizzazione dei Litofoni, sottili lastre di pietra intonate al fine di essere suonate a percussione.
Utilizziamo, per descriverli, le parole di Eleonora Fiorani: “I litofoni rappresentano delle “forme- suono che rimandano oltre il visibile: ricreano le invisibili corrispondenze tra le forme geometriche, le scale musicali e quelle dei colori”.

Al centro dell’allestimento spicca l’opera “Aria della freccia”, del 1994, composta da tre litofoni, che rappresenta una riflessione dell’artista sulle corrispondenze tra la finitezza della forma visibile e la risonante armonia della vibrazione sonora.

Studio Museo Francesco Messina: fino al 28 maggio
Museo del Novecento: fino al 1 ottobre





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