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OMAGGIO A CARLO CIUSSI

Data pubblicazione : 09/02/2018     
Autore : Bruna Meloni


            Carlo Ciussi 2018 - A arte Invernizzi © A arte Invernizzi, Milano - Foto Bruno Bani 

 
A qualche anno dalla morte del pittore friulano Carlo Ciussi, lo Studio A arte Invernizzi lo ricorda con una bella mostra dal titolo “La pittura come fisicità del pensiero” che va dalle opere storicizzate degli anni Sessanta ai totem degli anni Novanta. Questo interessante percorso espositivo fornisce una chiave di avvicinamento alla poetica cosi' complessa dell'artista.

Nato a Udine nel 1930, Ciussi frequenta il liceo artistico a Venezia e studia con De Luigi e Maioli. Il contatto con l'ambiente veneziano lo avvicina alle esperienze artistiche di Vedova, Santomaso, Pizzinato e Viani. Nel 1948, in occasione di una visita alla Biennale, rimane impressionato dalle novità delle opere che vede. Durante gli anni '50 lavora nella tipografia del padre ed e' in questo periodo che maturano in lui gli influssi dell'ambiente veneziano con i pittori studiati e frequentati. I suoi primi esperimenti artistici sono di matrice cubista ed espressionista; nel decennio successivo frequentando assiduamente il critico Giuseppe Marchiori e Afro viene fortemente influenzato dalla pittura di quest'ultimo anche se in seguito ne prende le distanze elaborando un suo linguaggio che lo portera' ad interpretare il mezzo pittorico in maniera sempre più' personale.

            Carlo Ciussi 2018 - A arte Invernizzi © A arte Invernizzi, Milano - Foto Bruno Bani


A tal proposito Francesca Pola, nel suo saggio contenuto nel volume pubblicato in occasione di questa mostra , scrive : “Carlo Ciussi ha interpretato l’arte come visione attiva del mondo, e come fisicità di un pensiero che non accetta alcuna neutralità di contenuto o decorativismo di forma, ma si pone come visione positiva possibile della realtà, ricreando costantemente nuovi spazi di espressione umana. È di questo paradosso che vive la sua opera, volutamente pensata per non essere categorizzabile secondo schemi correnti o canoni precostituiti, quanto come inesorabile e inesausta trasformazione dell’universo: dare corpo al pensiero come azione che interpreta il mondo. Senza descriverlo, ma per ricrearlo, in un incessante divenire che procede, senza soluzione di continuità, dall’esistenza stessa”.

La mostra, visitabile fino al 4 aprile si svolge sui due piani della Galleria. Al primo piano sono esposte opere appartenenti alla seconda metà degli anni Sessanta nelle quali l’artista, attraverso intrecci tra elementi geometrici primari, suggerisce le forme del cerchio e del quadrato seguendo traiettorie che occupano solo in parte lo spazio della tela mentre nelle altre opere esposte, di periodo successivo, le stesse forme si sviluppano in profondità, si sovrappongono in diverse aree di colore sino a giungere ad inserirsi le une nelle altre.
Al piano inferiore si ergono, solenni, due installazioni; sei “Colonne “ di altezze e cromie diverse e una “Struttura a cinque elementi“ entrambe attraversate da una pluralità di linee rette spezzate che si intrecciano e si sovrappongono.





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