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L´ULTIMO SIMBOLISTA: ADOLFO WILDT

Data pubblicazione : 28/11/2015     
Autore : Bruna Meloni


Pressoché sconosciuto in Francia e rivalutato in Italia da poche decine di anni, Adolfo Wildt non è passato inosservato ai suoi contemporanei, di volta in volta incuriositi, ammaliati, irritati, dalla sua grande originalità, dalle sue deformazioni plastiche spinte all’estremo, dalla scelta insolita dei soggetti. Tuttavia, ammiratori e detrattori ne hanno sempre e unanimemente riconosciuto la maestria tecnica e l’eccezionale virtuosismo nella lavorazione del marmo.Nonostante il nome di origine germanica, Wildt nasce e svolge la sua intera attività artistica in una Milano in fermento, terreno fertile della Scapigliatura di Giuseppe Grandi, ma anche della cultura impressionista di Medardo Rosso, poi del giovane movimento futurista affascinato dall’industriale «città d’oro e di ferro». Personalità indipendente, Wildt rimane al margine delle avanguardie e conserverà sempre un solido legame con la tradizione artistica italiana, dall’Antichità al Barocco, con una netta predilezione per la pittura del Rinascimento.

La GAM Galleria d’Arte Moderna prosegue con la mostra “Adolfo Wildt (1868-1931). L’ultimo simbolista”  il percorso di valorizzazione dei nuclei più significativi delle sue collezioni scultoree, inaugurato nel 2015 con la mostra monografica dedicata a Medardo Rosso.

La mostra, allestita nelle sale espositive al piano terra della Villa Reale  dal 27 novembre al 14 febbraio 2016, è promossa dal Comune di Milano | Cultura ed è diretta da Paola Zatti, conservatore responsabile della GAM, con la straordinaria collaborazione dei Musées d’Orsay et de l’Orangerie di Parigi, con cui la rassegna milanese condivide il progetto scientifico e la curatela.

Una mostra monografica  che pone in risalto  l’unicità di Wildt e le sue affinità con icontemporanei, attraverso una selezione di opere dello scultore. Il percorso espositivo presenta 50 sculture di Wildt in gesso, marmo, bronzo ed è centrato sulla resaplastica e materica di alcuni soggetti portanti della sua produzione, proposti in molti casi in più versioni proprio per sottolineare la sua ricerca sugli effetti dei diversi materiali, ossessione di tutto il suo lavoro d’artista. Il progetto propone anche 10 disegni originali di Wildt e 7 opere a confronto : oltre alla Vestale di Antonio Canova, tre opere di Fausto Melotti e una di Lucio Fontana, che furonosuoi allievi alla Scuola del Marmo da lui fondata nel 1922, annessa successivamente  all’Accademia di Brera .

Di umili natali, Wildt segue un percorso insolito: fa il suo ingresso nella vita artistica come aiutante nella bottega del celebre scultore Giuseppe Grandi, prima di apprendere la lavorazione del marmo con Federico Villa. Il sapere pratico che acquisisce gli fa raggiungere una perizia tecnica eccezionale, di cui sono in genere sprovvisti i giovani scultori di formazione accademica.

Adolfo Wildt è senza dubbio il maggior scultore del principio del secolo scorso, ma ciò nonostante è stato ed è ancora oggi sconosciuto al grande pubblico, vittima, dopo la sua morte, di una condanna all’oblio decretata dalla critica, che non condivideva la sua poetica e il suo stesso concetto di scultura, e dalla cultura del secondo dopoguerra, che lo accusava erroneamente di essere stato un artista di regime.Durante la sua vita d’artista, infatti, Wildt è stato amato e odiato dagli uomini e dalle donne del suo tempo, osannato e  disprezzato dalla critica, suscitando ammirazione e ribrezzo, commozione e repulsione,  mai lasciando indifferenti.
Il catalogo e´ edito da Skira.





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