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L´IRONIA SFERZANTE DI WILLIAM COPLEY E GLI ALLESTIMENTI DI TOBIAS PUTRIH

Data pubblicazione : 02/11/2016     
Autore : Bruna Meloni


Da vent’anni la Fondazione Prada si interroga su quali siano gli intenti e la rilevanza dell’impegno culturale oggi, con una serie di progetti in continua evoluzione. Ci sono state commissioni “utopiche” a singoli artisti, conferenze di filosofia contemporanea, mostre di ricerca e iniziative in campo cinematografico. Con l´apertura (lo scorso anno) di una sede permanente a Milano, la Fondazione ha offerto nuove opportunità di ampliare e approfondire i nostri modi di imparare. E poiche´ l´interesse principale della Fondazione sono le idee e i modi in cui l’umanità le ha trasformate in discipline specifiche: letteratura, cinema, musica, filosofia, arte e scienza, il nuovo spazio ha espanso la portata dei saperi della Fondazione. Ogni campo ha una sua autonomia, ma con un solo scopo complessivo . La coesistenza delle discipline che va a generare risonanze e intersezioni culturali imprevedibili. Questo atteggiamento di apertura e di invito caratterizza il tono politico della sede di Milano. Il progetto architettonico sviluppato dallo studio OMA, guidato da Res Koolhaas, espande il repertorio delle tipologie spaziali in cui l’arte può essere esposta e condivisa con il pubblico. Caratterizzata da un’articolata configurazione architettonica che combina sette edifici preesistenti a tre nuove costruzioni (Podium, Cinema e Torre), la nuova sede è il risultato della trasformazione di una distilleria risalente agli anni Dieci del Novecento.


Dal 20 ottobre la Fondazione Prada ci propone due straordinari eventi: una mostra “William N. Copley” fino all´8 gennaio e un progetto espositivo “Slight Agitation” . Organizzata in collaborazione con la Menil Collection, Houston, la retrospettiva “William N. Copley” è curata per l’edizione italiana da Germano Celant e ripercorre l’intera carriera dell’artista americano che, dalla fine degli anni ’40 a Los Angeles, si sviluppa a Parigi per poi consolidarsi tra Europa e Stati Uniti. La pittura provocatoria ed inconfondibile di William N. Copley invade parte della Fondazione: due piani del Podium.
Centocinquanta opere e un allestimento che ci permette di analizzare la progressione del suo stile pittorico nell’arco di circa cinquant’anni (1948-1995). La più grande retrospettiva dedicata finora all’artista conosciuto per il suo umorismo ed il suo sarcasmo Alla Fondazione Prada di Milano “William N. Copley”, e´ fortemente ampliata rispetto a Houston e si distingue per la ricchezza e l’aspetto inedito dei materiali. I lavori realizzati da Copley provengono da musei e collezioni internazionali costituendo la più grande retrospettiva dedicata finora al pittore americano. Al primo piano troviamo le opere di Copley in dialogo con quelle degli artisti appartenenti alla sua collezione. Sì, perché oltre che ad essere pittore è stato anche collezionista, editore, gallerista e sostenitore di grandi artisti del ventesimo secolo. In particolare dei surrealisti e dei dadaisti come Max Ernst, Man Ray, Marcel Duchamp, René Magritte, Man Ray e Jean Tinguely.


Il pian terreno, invece, è diviso in otto sezioni, ognuna dedicata ad un soggetto specifico. Dalle imaginary flag – con le quali affronta temi sensibili in modo ironico – al labirinto creato dai paraventi da bordello passando dall’inaspettato potenziale degli oggetti quotidiani alle opere con titoli di film celebri – come Last Tango in Paris e Grand Hotel. In un’altra sezione è allestita la sala degli specchi. Sette specchi intagliati che assumono sembianze di uomini, soldati e cortigiane – ricreando l’atmosfera di un bordello americano. Copley sviluppò uno stile controtendenza. Si pone a metà tra i surrealisti europei e gli artisti protagonisti della pop art americana. Orfano, i soggetti dei suoi dipinti spesso sono senza volto.
Le sue opere sono per lo più acrilici su tela di notevoli dimensioni. Esperimenti continui di linee, colori, allegorie. . Durante la sua carriera artistica ritorna costantemente ai temi del nudo, delle macchine e del nazionalismo. Artista eclettico e autodidatta, la sua arte è spesso un’elogio alla libertà, alla poesia e al sesso.


Atmosfera decisamente più rigorosa, invece, nella luminosissima Cisterna, dove il primo capitolo di Slight Agitation, costituito da quattro commissioni site specific, ha dato spazio – fino al 22 gennaio - a Tobias Putrith (Slovenia, 1972). Il collettivo curatoriale ha previsto altri interventi nello spazio della Cisterna, progetti ai quali stanno lavorando Pamela Rosenkranz, Laura Lima e Gelitin, il collettivo austriaco attivo dal 1993. Attualmente si può interagire con un teatro che ospita una costruzione in mattoni in costante evoluzione, un ambiente “tattile” e una scultura che si trasforma in un labirinto. Spostando elementi architettonici come i mattoni, ci si trova al centro di un piccolo teatro allestito nella prima sala. Come un’ansa realizzata con il cartone. Il secondo ambiente è occupato quasi interamente da pareti alte cinque metri che presentano piccole aperture cilindriche, in cui si è invitati a infilare le braccia per toccare senza vedere. Sopra le pareti si estende un ponte collegato alla balconata del piano superiore, dove i visitatori possono osservare l’interno dello spazio compreso tra i muri: vedere senza toccare. Il terzo ambiente presenta numerosi pannelli semitrasparenti a forma di L, componenti da spostare senza difficoltà, creando piccoli spazi e riposizionati dal personale a formare una perfetta piramide.





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