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IL LUNA PARK DI CARSTEN HOLLER

Data pubblicazione : 21/04/2016     
Autore : Bruna Meloni


All´Hangar Bicocca si potra´ mettere la testa dentro un acquario o azionare una macchina che fa volare funghi velenosi. O ancora dormire per un´intera notte - obbligatoria la prenotazione - sull´installazione Two Roaming Beds formata da due letti che vagano nello spazio.

Parliamo delle Opere di Carsten Holler, artista che negli anni Novanta comincio´ a creare opere che prevedono la partecipazione del pubblico: una pratica definita dal critico Nicolas Bourriaud estetica relazionale.
In Italia abbiamo gia´ avuto modo di conoscere questo eclettico artista, che l´arte ha rubato alla scienza, attraverso la grande personale della Fondazione Prada nel 2000, al Macro di Roma, o all´ultima Biennale di Venezia dove e´ stato proiettato il bellissimo video Fara Fara.

All´Hangar troviamo in esposizione una ricca selezione di opere di grandi dimensioni, tra cui Two Flying Machines per sperimentare la sensazione del volo, Double Carousel, una giostra per adulti che provoca sentimenti di euforia e stupore e la gia´ citata Two Roaming Beds.

In mostra anche opere che rimandano a esperimenti ottici – tra cui Double Zöllner Wall che caratterizza il corpo centrale della mostra con pattern illusionistici e Upside-Down Goggles con i quali l’artista invita il pubblico a vedere il mondo capovolto. Inoltre l’opera Yellow/Orange Double Sphere, dispositivo luminoso sospeso composto da due sfere concentriche e lampeggianti, interagisce con l’opera di Philippe Parreno “Marquee parte della mostra “Hypothesis” precedentemente ospitata in Pirelli HangarBicocca da ottobre 2015 a febbraio 2016. La relazione tra le due mostre rimanda a un’idea di collaborazione e alla ricerca di entrambi gli artisti, che fin dagli anni Novanta hanno approfondito nella loro pratica i concetti di partecipazione e autorialità.

Ecco – ci dice Holler – il mio scopo non e´ solo mettere le opere in relazione diretta con il pubblico, ma anche trasformare a sua volta il pubblico in spettacolo, rompendo la rigidita´ di un unico punto di vista”. Insinuando dubbi (“Doubt” e´ il titolo della mostra) sulla percezione.











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