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IL GENIO DI KEITH HARING A PALAZZO REALE

Data pubblicazione : 24/02/2017     
Autore : Bruna Meloni




Grande, grandissima mostra a Palazzo Reale questa che ci propone, con ben 110 opere, un viaggio allegro e colorato nell'universo del grande artista statunitense noto in tutto il mondo per i suoi omini antropomorfi.
Particolarmente interessante la curatela di Gianni Mercurio che ha scelto di affiancare alle opere di Haring le sue fonti di ispirazione; dall’archeologia classica, alle arti precolombiane, alle figure archetipe delle religioni, alle maschere del Pacifico e alle creazioni dei nativi americani, fino a arrivare ai maestri del Novecento, quali Pollock, Dubuffet, Klee.
Ed e' cosi che la rassegna rende il senso profondo e la complessità della ricerca dell'artista, mettendo in luce il suo rapporto con la storia dell’arte.
Scriveva Haring: “Mi interessavano le immagini azteche perche' somigliavano ai miei disegni e mi interessavano le cose africane e degli indiani d'America perche' ci vedevo il mio riflesso”e ancora:”Disegnare e' fondamentalmente sempre la stessa cosa dai tempi della preistoria. Unisce l'uomo e il mondo. Vive attraverso la magia”.




Si puo' affermare senza dubbio che Keith Haring sia stato uno dei più importanti autori della seconda metà del Novecento nonostante la sua attivita' abbia avuto uno spazio temporale brevissimo: 12 anni. Haring muore di aids nella sua casa di New York nel 1990, a soli 31 anni. La sua arte e' l'espressione di una controcultura socialmente e politicamente impegnata su temi propri del suo e del nostro tempo: razzismo, aids, minaccia nucleare, arroganza del potere, alienazione giovanile, droga, discriminazione delle minoranze.
Nella formazione di Haring ha inciso la pop art, quella di Warhol e Lichtenstein in particolare. A differenza di questi artisti pero', non guarda ai fumetti per appropriarsene; il concetto di copia e ripetizione tipico dell'estetica pop e' estraneo alla sua poetica. Haring si considerava uno story teller; ad interessarlo era lo schema narrativo del fumetto, non l'immagine estrapolata e ripresa singolarmente, decontestualizzata. “Penso di essere nato artista, penso di avere la responsabilita' di riuscirci. Ho imparato studiando la vita di altri artisti e studiando il mondo”.

Questa mostra mette in evidenza il disegno di Haring di riunire i vari aspetti dell'arte in un linguaggio personale ma al tempo stesso universale per ridare all'arte il suo ruolo di testimone di una verità interiore che pone al suo centro l’uomo e la sua condizione sociale e individuale.




La maggior parte delle sue opere sono “Untitled”, non intitolate, per dare al pubblico la possibilita' di ogni possibile interpretazione. Ma, quando a 28 anni si trovo' a dover fronteggiare lo shock di aver contratto l'aids – che ai tempi era una condanna a morte – inverti' questa tendenza. “Incredibilmente – dice Gianni Mercurio - trovo' nel concetto di fine uno dei motivi del proprio lavoro”.
L’esempio più evidente di cio' e' Unfinished Painting, ultimo di cinque dipinti realizzato nell’estate del 1989, dopo un viaggio in Marocco, a pochi mesi dalla morte. A rimarcare il carattere programmatico di Unfinished Painting Haring diede, contrariamente a quanto faceva abitualmente, un titolo alla tela.
Ispirato agli arabeschi, questo dipinto e un ibrido stilistico che amalgama astrazione e naturalismo. Qui Haring dipinge solo un quarto dell’opera, l’angolo in alto a sinistra, di cui delinea nettamente il limite nei bordi della tela e simula le sgocciolature di colore verso il basso, evocando così le dinamiche dell’Action Painting.

A tal proposito dice ancora Mercurio;” Il senso di sospensione dato all’opera dal non finito apre così alla narrazione: di ciò che è accaduto, di ciò che non accadrà, del divenire negato. In questo, come in altri dipinti precedenti, Haring rapporta il non finito alla ciclicità della vita, fa coincidere il non finito con ciò che e perenne, immortale, “senza fine”.



La mostra e' stata promossa e prodotta dal Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale, Giunti Arte mostre musei e 24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE, con la collaborazione scientifica di Madeinart e con il prezioso contributo della Keith Haring Foundation.
Quest'ultima fu fondata dallo stesso Haring poco tempo prima della sua morte con tre scopi principali: la conservazione delle sue opere, dare aiuto economico ai giovani emarginati e aiutare i giovani artisti. La Fondazione e' molto attiva ed e' seguita personalmente dalla sorella minore dell'artista.





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