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GIANCARLO VITALI. TIME OUT

Data pubblicazione : 07/07/2017     
Autore : Bruna Meloni


Milano attribuisce il giusto riconoscimento a questo maestro cosi' schivo che ha dipinto, da autodidatta, dalla meta' degli anni '40. Lo fa con un progetto espositivo che coinvolge quattro sedi e ha il suo cuore a Palazzo Reale con la prima grande antologica di questo maestro del Novecento italiano. Quattro mostre, appunto, progettate dal figlio di Vitali, Velasco, artista egli stesso.

Autodidatta per necessità – deve rinunciare a una borsa di studio all’Accademia di Brera per l’impossibilità di mantenersi a Milano – Giancarlo Vitali approfondisce la conoscenza dei pittori della generazione nata a cavallo del Novecento: nel percorso espositivo di Palazzo Reale, infatti, una sala è dedicata proprio al dialogo con il De Chirico metafisico, il Carrà trascendente e primitivo, il de Pisis delle veloci pennellate singole, il Sironi del Ritratto di Carlo Carvaglio e poi ancora con Badodi e Pirandello.

Le influenze di questi artisti sul suo lavoro rimangono pero' ferme ad una grande ammirazione mentre i riferimenti più profondi Vitali li ritrova in Goya, Velàzquez, in Rembrandt e nella pittura del Seicento lombardo. Il segno distintivo della sua pittura comincia a configurarsi a metà degli anni Cinquanta quando si concentra sulla figura umana per descrivere un mondo intimo, familiare e popolare: l’artista ritrae amici, contadini, artigiani, la gente e le scene comuni. Ma la svolta definitiva della vita artistica di Vitali avviene nel 1983 con la “scoperta” da parte di Giovanni Testori, con il quale stringe un sodalizio e un’amicizia profonda che dura sino alla morte dello scrittore avvenuta nel 1993.

Il grande progetto espositivo di Milano ha il compito di raccontare la poetica di Vitali da diversi punti di vista:

A Palazzo Reale, come dicevamo, una grande antologica che con 200 opere delinea un percorso diviso in dieci sezioni tematiche, coprendo tutto l'arco della produzione di Giancarlo Vitali. La mostra accompagna il visitatore in un viaggio di oltre settant’anni che parte dai primi dipinti degli anni Quaranta, già apprezzati da Carlo Carrà, passando per le opere degli anni Ottanta e Novanta molto amate da Giovanni Testori, fino all’ultima e inedita produzione.

Nelle Sale Viscontee del Castello Sforzesco un'installazione di Velasco porta il visitatore nell’universo artistico del Giancarlo Vitali incisore. Un tappeto rosso scorre sotto una serie di matrici di rame appese al soffitto con fili metallici e illuminate dalla luce di candele conducendo il visitatore a un banco sul quale sono esposti 150 fogli. Spiega Velasco:”Un omaggio alla stampa d'arte e ai suoi risultati imprevedibili, tra alchimie di cere e acidi, tra serialita' e artigianalita'”.

Il percorso prosegue al Museo di Storia Naturale con un focus tematico dedicato a “Le forme del tempo”, cioè ai fossili e ai ritrovamenti geologici. Il nucleo di opere è una selezione dell’immenso corpus realizzato da Vitali nel 1991 in occasione del centenario della morte dell’Abate Antonio Stoppani, geologo e Direttore del Museo di Storia Naturale dal 1882 al 1891.

Dobbiamo al genio di Peter Greenway, il grande regista inglese che condivide con il pittore lombardo la riflessione sui temi della vita e della morte, la quarta e ultima parte del nostro viaggio alla scoperta di Giancarlo Vitali. L'allestimento nella Casa del Manzoni interpreta l'incontro tra Vitali e Manzoni attraverso la “messa in scena” di una vera e propria Wunderkammer, una raccolta enciclopedica ma di umili origini che richiama il contenuto dei dipinti – la famiglia, la vita domestica, la casa e altri soggetti come la malattia e la morte – e introduce suggestivi collegamenti tra realtà e rappresentazione.

Fino al 24 settembre 2017





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