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GENOVESINO, Natura e invenzione nella pittura del Seicento

Data pubblicazione : 08/11/2017     
Autore : Bruna Meloni


La nostra proposta di oggi e' una gita a Cremona alla riscoperta di un grande pittore: il Genovesino.


Non si sa ancora molto su questo grande artista degli inizi del Seicento; non si conoscono, ad esempio, né il luogo né la data di nascita esatti. È probabile che il pittore abbia visto la luce a Genova perché ha l’abitudine di firmarsi con il suo nome e l’aggettivo “Januensis”, cioè “genovese”. A Genova inoltre, nel 1630, è citato per la prima volta in un documento e di nuovo qui, nel 1631, a poco più di vent’anni d’età, si sposa con una ragazza del luogo.

Grazie ai documenti d’archivio rimasti e alle opere datate sparse sul territorio si e' riusciti, a risalire ai suoi spostamenti in giro nell'Italia settentrionale. Il 12 settembre 1632, ad appena un anno dal matrimonio, si sa che risiede a Piacenza dove nasce Giacomo, suo figlio primogenito. Il soggiorno piacentino si rivela drammatico per il pittore: due figli, Angela Nicoletta e Giovanni Battista, muoiono a pochi giorni di distanza dal parto insieme con la moglie Girolama.

Dopo essersi risposato molto presto, Genovesino parte per Cremona dove nasce la figlia Felice Antonia, la prima di undici nati in quasi vent’anni di matrimonio e di cui solo tre sopravviveranno. Nonostante tutte queste tragedie , alcune fonti dicono che Genovesino avesse un carattere “allegro, bizzarro e faceto” e che, come fosse un personaggio dei suoi quadri, “marciava per la città con berretta rossa in capo, mostacci alla spagnola, e barbetta al mento”.

Ed e' proprio la citta' di Cremona che oggi lo celebra con un'importante mostra dal titolo “Genovesino, Natura e invenzione nella pittura del Seicento a Cremona”. L'esibizione, curata
da Francesco Frangi, Valerio Guazzoni e Marco Tanzi con un prestigioso Comitato Scientifico, presenta oltre 50 magnifiche opere del grande maestro, indiscusso protagonista della scena artistica seicentesca.


La peculiarita' per la quale Luigi Miradori – questo il vero nome del Genovesino - e' segnatamente conosciuto consiste nell’esecuzione di piccole figure, con un pittura vivace e connotata da una grande libertà inventiva in grado di regalarci uno spaccato vividamente realista dei suoi anni. Nei suoi quadri è inoltre immediatamente visibile la formazione genovese fortemente influenzata dalla pittura del Caravaggio che il Genovesino fonde con una fantasia creativa imprevedibile, di spirito squisitamente barocco. I suoi ritratti sono caratterizzati da una grande capacità di penetrazione psicologica e le scene sacre vengono tutt’oggi considerate tra le interpretazioni più intense e originali della pittura del Seicento.

Nella mostra che vi proponiamo oggi composta, come abbiamo detto, da 50 splendide rappresentazioni pittoriche sono esposte undici opere che non si sono mai viste in Italia; tre sono inedite, una era data per dispersa dal 1932. Inoltre quattro arrivano dall’estero e altre sette - di proprietà ecclesiastica - sono state restaurate per la mostra, ritrovando i colori e la qualità pittorica originari.
In questo percorso museale sara' possibile seguire l’intera carriera del pittore, apprezzando sia la sua interpretazione sempre innovativa dei temi sacri, sia le sue suggestive immagini realizzate per il collezionismo privato. Tra queste ultime spiccano la misteriosa Suonatrice di liuto di Palazzo Rosso a Genova e le numerose allegorie della Vanitas, accomunate dalla rappresentazione di un putto addormentato accanto a simboli dello scorrere del tempo.

L’esposizione prevede anche un percorso tra chiese e palazzi cittadini che conservano altri notevoli lavori dell'artista.

Fino al 6 gennaio 2018 al Museo Civico Ala Ponzone - Via Ugolani Dati, 4 CREMONA





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