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DADAMAINO: opere 1958 – 2000

Data pubblicazione : 17/12/2015     
Autore : Bruna Meloni


Lucio Fontana ha avuto un ruolo determinante nella mia pittura; [...] Se non fosse stato Fontana a perforare la tela, probabilmente non avrei osato farlo neppure io. Si asportava totalmente la materia, al punto da rendere visibili anche parti della tela, per eliminare ogni elemento materiale, per privarla di ogni retorica e ritornare così alla tabula rasa, alla purezza. Così sulle tele pulite operai grandi squarci ovoidali, a volte uno solo, grande come utto il quadro. Dopo questo atto liberatorio rimasi perplessa sul come proseguire. Il come lo trovai interessandomi al futurismo...“ .
Queste parole programmatiche sono state scritte da Dadamaino alla fine degli anni Cinquanta : anni di intense frequentazioni a cominciare dal bar Giamaica a Milano nel “fecondissimo” quartiere milanese di Brera.

Fu infatti durante quegli anni che l´artista si affianca ai giovani artisti che seguivano Lucio Fontana, l´avanguardia artistica del dopoguerra a Milano. Erano soliti usare il Bar Jamaica come luogo di ritrovo: tra di loro, Piero Manzoni, Gianni Colombo, Enrico Castellani, Agostino Bonalumi, Turi Simeti, Nanda Vigo.
Dadamaino aderì subito al progetto di Azimuth, fondato da Manzoni e al movimento Zero di Heinz Mack, Otto Piene e Gunter Uecker.

Emilia Maino, poi Eduarda, detta Dada e, infine, Dadamaino nasce a Milano nel 1930 dove lavorera´ per tutta la sua vita.
A undici anni dalla sua morte la galleria A arte Invernizzi dedica alla grande artista una mostra personale che ripercorre i diversi momenti della ricerca dell’artista attraverso opere emblematiche in cui sono ben visibili le sue ricerche geometriche-percettive.

Nella prima sala del piano superiore della galleria sono esposti lavori appartenenti alla serie dei “Volumi”, realizzati a partire dal 1958 e declinati in diverse tipologie in relazione al numero dei fori praticati sulla tela sino a giungere ai “Volumi a moduli sfasati” del 1960, esposti nella seconda sala, in cui una densa successione di forature regolari, praticate su fogli di materiale plastico sovrapposti, movimentano le superfici in dissimili trasparenze.
Negli ambienti successivi dello stesso piano si trovano altre opere appartenenti al ciclo dei “Volumi” e alcuni lavori appartenenti al ciclo de “L’inconscio razionale”, il cui intreccio di linee orizzontali e verticali segna l’abbandono dei criteri analitici e razionalisti in favore di una caratterizzazione irrazionale e inconscia.
Al piano inferiore dello spazio espositivo sono esposte anche opere - già presentate nella sala personale della Biennale di Venezia del 1980 - del ciclo “I fatti della vita”, i cui segni-lettere tracciati con china vengono elaborati in tratti verticali, orizzontali e diagonali sviluppando nello spazio della superficie pause e concatenazioni divergenti.

L’espressione attraverso una nuova forma di scrittura nasce da un episodio personale che, come racconta Dadamaino stessa, porta l’artista a tracciare ossessivamente sulla sabbia un segno muto, simile ad una “H”, come reazione interiore all’eccidio di Tel al-Zaatar del 1976.
La necessità di veicolare significati intrinseci e radicati del pensiero porta successivamente all’elaborazione di un segno maggiormente libero che si dispone nello spazio amalgamandosi in addensamenti e pause, concentrandosi progressivamente su aspetti esistenziali, come è visibile nelle opere esposte appartenenti ai cicli “Interludi” e “Costellazioni” Dadamaino acuisce la propria ricerca e mette in atto un’identificazione del tratto come pura energia che si sprigiona, e della quale non si riesce ad individuare un inizio e una fine.

Il percorso espositivo continua con l’opera Sein und Zeit n. 2 e Sein und Zeit, le cui tracce si fanno ancor più minute e costanti, delineate dall’artista sulla superficie trasparente del poliestere divenendo il mezzo per esprimere il rapporto tra l’infinitamente piccolo del gesto tracciato e l’infinitamente grande del tempo e racchiudendo in esse l’ambivalenza dei significati universali dell’esistenza.
La mostra si conclude con la proiezione del video Dadamaino - regia di Marina Spada - girato negli spazi espositivi della galleria nel 1998.

Galleria A arte Invernizzi fino al 17 febbraio.





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