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ALI HASSOUN - CROSSOVER

Data pubblicazione : 06/03/2017     
Autore : Alice Civai


Da sempre gli uomini si spostano, viaggiano, migrano. Nel corso di queste peregrinazioni vengono a contatto culture diverse, che inevitabilmente si influenzano vicendevolmente dando vita a opere, credenze, tradizioni nuove, più ricche e incredibilmente affascinanti.

La contaminazione e l’unione tra diverse culture è proprio l’aspetto principale del lavoro di Ali Hassoun, artista italo-libanese che da oltre vent’anni conduce la sua personale ricerca sul tema del nomadismo, delle identità multiple e della coesistenza di mondi diversi in un’unica realtà. In linea con questi temi si colloca la sua ultima mostra, CROSSOVER, allestita presso lo Studio Guastalla -via Senato 24, Milano- aperta fino al 25 marzo.

L’esposizione presenta circa trenta opere recenti di Ali Hassoun, tele e acquerelli sia di grandi che di piccole dimensioni, tutte coloratissime. In esse il concetto di “contaminazione” è dominate, palese: donne africane, funamboli e famiglie in fuga affiancati alle grandi immagini della cultura occidentale come le Campbell’s Soup di Andy Warhol, le sculture di Michelangelo e la Vespa.

Il risultato delle ricerche artistiche condotte da Hassoun è un ambiente pop, in cui oriente e occidente si mischiano, diventando un unico ibrido che racconta molto della vicenda personale dell’artista, più di quanto si pensi. Le tele dichiarano lo spaesamento che in prima persona lui stesso ha provato, trasferendosi dal Libano in Italia, e contestualmente testimoniano il percorso compiuto per riuscire ad adattarsi a una nuova cultura e per trovare in essa nuovi punti di riferimento.
Questa unione di simboli e icone crea un netto senso di spaesamento anche in chi le osserva: non riusciamo ad indicare un luogo o un tempo basandoci sulla valutazione delle immagini, come solitamente facciamo. Le scene sono composte da elementi singolarmente ben noti ma che associati creano un’atmosfera sospesa, indefinita, che istintivamente ci porta a riflette sull’immagine che abbiamo davanti e sui suoi contenuti. Così l’accostamento delle icone delle app di uno smartphone a delle donne africane, o gli sguardi tesi, angosciati e determinati di una famiglia che si stagliano sullo sfondo di un muro fatto di pubblicità ci spiazzano e ci portano a riflettere sul mondo contemporaneo in cui viviamo e sui temi più spinosi che interessano tutti noi.

Il movimento della pop art documentò in maniera puntuale, tra gli anni ’50 e gli anni ’60, la cultura popolare americana attraverso l’utilizzo delle immagini più note e simboliche proposte dai mass- media di allora, trasformandole in icone. Ali Hassoun fa un passo in più: testimonia la situazione del mondo attuale tramite le icone odierne (tra cui lo stesso Warhol), accostandole in modo critico a figure e condizioni reali non desunte dai rotocalchi, facendoci così riflettere su cosa c’è oltre le immagini patinate di cui siamo circondati.





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